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Chi è Giacomo Doni?

Qualche riga su di me

Non è assolutamente semplice scrivere di noi. Assolutamente no.
Specialmente se mettersi in mostra è l’ultima cosa che si vuol fare con le parole.

Chi è Giacomo Doni? Spesso me lo chiedo anch’io, ma primi di iniziare a raccontarti la mia storia, ti lascio alla parole di Silvia Cortigiani, perché il suo testo mi ha accompagnato sin dalle prime esposizioni.

FOTOGRAFIA DI ARCHEOLOGIA SANITARIA DI TUTELA DELLA MEMORIA
STORICA SULLE EX STRUTTURE MANICOMIALI IN ITALIA

Questa “poetica delle rovine” del XX secolo immortalata dai pixel di una macchina digitale offre una versione attuale di un tema caro all’arte di ogni tempo, da Piranesi a Füssli a Friedrich, solo per citare alcuni fra i più noti (si parva licet componere magnis). Le “rovine” di Doni si soffermano sul particolare che le simboleggia, sulla crepa, sul sbocconcellatura, la sverniciatura la rottura, e sono sia quelle materiali, di costruzioni abbandonate, sia quelle dell’anima, le debolezze umane: è tutto quello, per Giacomo Doni, che la società contemporanea non fa vedere, coprendola dal bombardamento mediatico che ogni giorno ci assilla e ci fa dimenticare che le cose e le persone brutte, vecchie, tristi e povere sono parte del mondo.

Silvia Cortigiani

Parole che sento molto mie, ma non è stata l’unica a scrivere qualcosa su di me.
Assolutamente no, visto che per svariate occasioni hanno scritto di me:

Però, se devo rispondere veramente alla domanda Chi è Giacomo Doni, posso farlo in due modi differenti.
Il primo è quello classico e formale con la descrizione che invio per mail appena mi richiedono la mia biografia:

 

Nato a Firenze nel 1980, si è formato come grafico pubblicitario presso l’Istituto Professionale “F. Datini” di Prato dove ha avuto il suo primo contatto con la fotografia.

La sua fotografia è rivolta principalmente a quelle aree che sono rimaste bloccate nel tempo, vuote e silenziose ed è usata come veicolo di tutela della memoria, per preservare la vita e la storia di questi luoghi dimenticati.

Dal 2006 sta realizzando una ricerca di conservazione storica delle ex strutture manicomiali nel nostro paese, dedicata solamente agli edifici che non sono stati riconvertiti a diverso uso dopo la legge 180 del 1978, che ha portato alla documentazione fotografica e didascalica di svariate strutture distribuite sul nostro territorio Nazionale.

Il suo lavoro è stato esposto, in spazi pubblici e privati fra Toscana, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Campania.

Ma è il secondo quello che preferisco perché è quello più intimo e genuino, quello in cui getto via la maschera.
Ed è anche quello che leggerai soltanto qua, su questa pagina. Sicuro.

Ci siamo? Iniziamo

Nasco il 30 Novembre del 1980, è domenica e nevica. Nasco curiosamente in ambulanza, come se non volessi perdere neppure un secondo del mondo che fuori mi stava aspettando.
Cresco in una classica famiglia periferica della toscana, una famiglia di operai, di quelle dove non hai niente di marca ma non ti manca niente di quello che hai bisogno. Di quelle dei pranzi tutti insieme, di quelle delle gite domenicali, di quelle con la Panda di colore rosso carica di bagagli quando si partiva per le vacanze estive.
Inizio in giovane età a scarabocchiare tutto quello che mi capita a tiro, dai libri ai quaderni, scoprendo così il mio amore infinito per la “comunicazione visiva”.
Ricordo anche che ero solito preparare fumetti improvvisati a cadenza regolare, che vedevano in mio fratello il mio unico lettore.
Ed io ne ero entusiasta.

La mia famiglia non mi ha mai posto barriere, ha sempre cercato di assecondare quello che desideravo, mi hanno appoggiato quando  decisi di studiare grafica pubblicitaria per portare avanti la mia passione verso questa curiosa forma narrativa, mi hanno seguito nei miei anni da karateka e anche durante la mia imbarazzante parentesi da bassista punk.

Durante i miei studi di grafica scopro la fotografia. Quella ruvida. Quella a pellicola. Emozionante. La adoro.

Un mio autoritratto all'interno del manicomio di Rovigo

Ma adoro anche l’idea di comunicare attraverso soluzioni grafiche: adoro questo nuovo linguaggio, il suo essere un mix di testo e immagini, adoro il poter catturare l’attenzione attraverso una composizione visuale.

Prima di terminare i miei studi di grafica, ricordo che durante una lezione di fotografia ci portarono a fare un servizio in uno spazio dove c’erano degli ex utenti psichiatrici che facevano lavori artigianali.

“Non li fotografate, per fotografare queste persone ci vuole molta sensibilità”

ci disse l’insegnante che era con noi.
Io non lo sapevo, ma quell’incontro diventerà il primo di una serie di contatti con il mondo della salute mentale.

Perché negli anni a seguire vengo circondato da altri dettagli: mia madre, quando mise al mondo mio fratello, mi raccontò che fu fatta visitare a Ville Sbertoli, il manicomio di Pistoia, che una destabilizzazione post parto; dietro casa dove vivevo insieme ai miei genitori fu costruita una RSA e, per ultimo, il proposto che arrivò nel nostro paese durante gli anni della mia adolescenza era il prete che prestava servizio nell’OPG di Montelupo Fiorentino.

Tutti dettagli che non so in che modo siano stati in grado di influenzare il mio percorso.
Non so in che modo abbiano influenzato questa passione che poi si è trasformata in una missione.

Ma una data che non posso dimenticare è il 2006: l’azienda per il quale lavoravo chiude i battenti e io mi trovo a piedi, senza lavoro.
Ma è proprio in questo momento buio che la Vita è pronta a farmi il regalo più grande: smetto di fumare, inizio la storia con Valentina (con cui adesso abbiamo un bellissimo figlio di nome Sebastiano) e inizio a fotografare manicomi.

Perché ti starai chiedendo? Lo so, è chiaro, e per questa domanda preferisco prima risponderti con un video

Il mio percorso fotografico inizia con l’archeologia industriale ma non riusciva a coinvolgermi, l’ambiente della fabbrica per me era troppo “emotivamente freddo” per far emergere racconti interessanti. Ma prima di abbandonare questo genere, decisi di tentare un’ultima volta cercando un luogo sanitario: ricordo durante una mia gita a Volterra di aver visto il manicomio. E fu subito amore.
Il mio percorso fotografico è stato molto complesso, raccontare questa realtà è spesso molto complesso e non nascondo che in un periodo difficile avevo anche pensato di mollare, però ho stretto i denti.

Le cose semplice le hanno già fatte tutte. Adesso tocca a noi sciogliere i nodi alle cose complesse.

E se il video non fosse stato abbastanza, ecco una lista del PERCHÉ ho scelto di percorrere questa strada.

2004. Le mie prime foto in un luogo abbandonato.
2018. La mia docenza presso l'OPI di Cuneo

Se vuoi leggere qualcosa su il mio genere fotografico, leggi questo articolo sul mio Medium. Comunque, in sintesi:

  • Creo racconti e recupero storie di confini sociali con un linguaggio prettamente moderno e non convenzionale, pensato per raggiungere un pubblico diverso.
  • Lavoro per creare community di chi fa attività di memoria sul territorio Nazionale.
  • Collaboro con Enti, Associazioni e Fondazioni che si occupano di tutela della memoria.
  • Metto a disposizione la mia esperienza e competenza per creare qualcosa che possa portare benefici collettivi.
  • Disponibile per qualsiasi proposta, dalla formazione alle esposizioni fotografiche. Scrivimi, rispondo a tutti.

La nostra generazione ha un’opportunità enorme per cambiare le cose grazie al digitale.
Io sono pronto, farò il possibile. Promesso.

Se vuoi leggere nel dettaglio quello che faccio, scorri ancora più in basso.

Premi che ho ricevuto

2011

Menzione speciale al Concorso Fotografico ExArea

2014

Menzione speciale alla mostra collettiva Il Trauma

PUBBLICAZIONI

2013. I complessi manicomiali in Italia tra Otto e Novecento
Ed. Mondadori Electa • Contributo fotografico

2016. Anime di Cartapesta Attucci Editrice

2018. Manicomi Torinesi
Ed. Il Punto Piemonte in Bancarella • Contributo fotografico

Dal 2016 collaboro con lo street paper Sloveno

MOSTRE

2005. Macerie dell’Anima – Prato
2006. Digiarte 2006 – Sesto Fiorentino
2008. Festival della Follia – Prato
2008. A 30 Anni dalla Legge Basaglia – Vercelli
2008. A 30 Anni dalla Legge Basaglia – Santhià
2010. Interni della Mente – Siena
2012. PUF! Pistoia Underground Festival – Pistoia
2013. Psiche: Testimonianze e Visioni – Cogoleto
2014. Il Trauma – Lucca – Collettiva
2015. Museo di Volterra – Collaborazione con Teatro Periferico
2017. Museo della Follia – Salò – Collettiva
2017. Persistenze – Parma

2017. Per uscire e basta – Milano – Collettiva
2018. Museo della Follia – Napoli – Collettiva
2018. 40di180 – Prato
2018. Ass. Psic. a Lucca e la Legge 180 – Lucca
2018. La mia vita è qui – Lucca
2018. Per uscire e basta – Milano – Collettiva
2018. Istantanee di 180 – Mont. Terme (Festival della Salute)
2018. 40di180 – Cuneo
2019. Museo della Follia – Lucca – Collettiva
2019. Giacché il cuore non si spezza mai – Prato – Collettiva
2019. EraMombello – Garb. Milanese (4° Festival della Salute)

INCONTRI

SPEECH

2015. Archeologia Sanitaria – Cogoleto
2016. Persistenze – Museo della Mente, Roma
2016. Era Mombello – Palermo
2018. 180×40 – Genova
2018. Il Museo che ho in mente – Voghera
2018. Istantanee di 180 – Mont. Terme (Festival della Salute)
2018. Musei, Memorie e Narrazioni per la Salute Mentale – San Servolo
2018. Oltre la Cartapesta – Cogoleto
2018. 40di180 – Una lunga strada di libertà – Volterra

DOCENZE

2018. Educreiamoci – Sesto Fiorentino
2018. Da Trieste in giù: liberi tutti e poi… – OPI Cuneo

RADIO

2017. Memorie dal manicomio – Poli.Radio

TEATRO

2018. Annalisa e le lettere dal manicomio – Calenzano

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