Gli scheletri del manicomio di Racconigi

“Venga qua fotografo, le devo far vedere una cosa”, con questa frase la cameriera di un piccolo e grazioso ristorante di Racconigi mi porta a vedere un quadro sulla parete di fondo del locale.
“Eccolo, è questo il manicomio, lo vede quant’è grande?” Era di fronte a me, in una deliziosa ripresa aerea, il grande manicomio di Racconigi. Ancora poche ora e l’avrei visitato.

Una notte di relax e poi sveglia di mattina presto, lascio il bed and breakfast dove ho passato la notte e mi incammino verso quella struttura così maestosa.

L’attesa dura molto poco, vengo subito prelevato dalla guida che mi accompagna dentro un padiglione: l’aria che si respira è decisamente unica. Il silenzio è tipico di queste strutture abbandonate, come se fossero in grado di difendersi autonomamente dalle insidie dell’esterno, dai suoi rumori, dal suo brulichio. Ma ogni silenzio nasconde una storia che solo cercando di ascoltare riusciremo a scoprire.

[Tweet “Ogni silenzio nasconde una storia.”]

Nelle stanze del manicomio di Racconigi si nascondono storie che, una volta entrati, non indugiano a mostrarsi.

Entro dentro una di queste e rimango colpito da uno scheletro, strumento didattico, e da una scatola con un manometro. Scatto e con l’immaginazione posso creare gli studenti che guardavano quello scheletro, che imparavano l’utilizzo del manometro. Con l’immaginazione ne immagino i rumori. Le chiacchiere. La vita.

Nei corridoi vuoti e maestosi che ci guidano all’interno di questo grande manicomio noto di come la natura abbia cominciato a riprendere gli spazi che gli furono tolti nel momento della sua edificazione. Arbusti che penetrano dalle finestre, luce offuscata dai rami. La natura che non si è mai arresa sta recuperando terreno.

Continuo a camminare, stanza dopo stanza e corridoio dopo corridoio fino ad arrivare nella sala operatoria. Il manicomio di Racconigi nasce come struttura manicomiale ma, nel corso della sua storia, fu arricchito da un reparto per la neuro chirurgia.

Di fianco alla sala un corridoio di un color avorio sporco con il tetto basso, ad archi, con una serie di stanze laterali, vuote, polverose, con le pareti strette. Le geometrie guidano il nostro sguardo in fondo al corridoio dove notiamo un’altra porta aperta. Pronta ad accoglierci con i suoi racconti. Nel mezzo del corridoio un lettino. Tessuto marrone insieme a metallo. Una scena che rimane indelebile nel cuore e nell’anima. Scatto.

Non sono da solo qua dentro. Oltre alla guida c’è anche una coppia di fotografi che, come me, siamo rimasti rapiti da tutte quelle emozioni che questo luogo riesce a comunicarci con orgoglio. Un luogo che, nonostante ospiti tanti particolari di forte carica emozionale, ci fa sentire protetti, al sicuro. Rapiti dalle sue storie ma allo stesso tempo incantati. Una Sindrome di Stoccolma in formato XS.

[Tweet “Il manicomio di Racconigi: una sindrome di Stoccolma in formato XS”]

Fra la sedia del dentista ed un lettino distrutto, questo luogo ha creato un corazza intorno a noi. Fino a che non vedo quel corridoio.

C’era un intero corridoio con il soffitto nero. Non capisco il motivo. La guida sentenzia:

“I vandali l’hanno bruciato…”

…e mi sento un presa al cuore. All’interiora. Come è possibile far questo ad una struttura così bella, imponente e magica? Racconigi non è riuscito a difendersi. Gli hanno cancellato un pezzo di storia con quel fuoco.

Ci sentiamo impotenti di fronte a queste situazioni, spettatori di un Grand Guignol contemporaneo a cui non è possibile cedere la postazione.

E quello che rimane dopo questo incidente è solo una cicatrice. Nera. Come l’ignoranza.

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6 commenti su “Gli scheletri del manicomio di Racconigi”

  1. Hi Matt, thanks for the comment.
    Yes, i think the same too. Racconigi was one of the best asylum i’ve photographed. Great atmosphere, go straight to your heart and mind.
    See you

  2. Ho fotografato domenica 14 febbraio 2016 ex manicomio di Mombello,e con grande rammarico ho visto la devastazione da parte di vandali.
    E’ cosi anche per questo di Racconigi? Si puo’ ancora fotografare?
    Grazie

  3. Un grande lavoro che deve essere conosciuto da tutti, complimenti soprattutto per la sensibilità che traspare da questo lavoro

  4. Salve Vanessa, innanzitutto grazie per avermi scritto. Purtroppo le notizie che sto per dirle non sono delle migliori: anche la struttura di Racconigi ha subito grandi danni dal tempo e dal vandalismo. Adesso non concedono più permessi e, se non erro, murato gli accessi. E’ un vero peccato, Racconigi è stato uno dei manicomi più interessanti che abbia visto e guardarlo in questo epilogo è decisamente terribile.

    A presto

  5. Grazie di cuore per le bellissime parole che ha scritto sul mio lavoro. La sensibilità è stata la mano che ha guidato tutto e farò l’impossibile per tenermela sempre al mio fianco.

    A presto e grazie per la lettura

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