Giacomo Doni

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BIO

Nato a Firenze nel 1980, si è formato come grafico presso l’Istituto Professionale “F. Datini” di Prato doveha avuto il suo primo contatto con la fotografia, quella però legata al settore pubblicitario. Ha iniziato pergioco a scattare fotografie nei luoghi abbandonati, “folgorato” sulla via di Internet dalle immagini allucinanti di rovine di un fotografo belga, circa tre anni fa, ma ormai il gioco è diventato passione e la passione esigenza: “quando entro in un luogo abbandonato, vedo davanti a me un mondo di testimonianze, di oggetti che hanno una storia da raccontare, che muoiono dalla voglia di raccontarla perché ormai dimenticati da tutti: è come se io li sentissi e li fotografassi per dar loro voce”.

“…le mie fotografie vengono spesso filtrate attraverso il computer, moderna camera oscura creando una fotografia che ha troppa grafica per potersi chiamare fotografia e poca elaborazione per potersi chiamare grafica…una fusione dei veicoli comunicativi che oggi spadroneggiano…”

Questa “poetica delle rovine” del XX secolo immortalata dai pixel di una macchina digitale offre una versione attuale di un tema caro all’arte di ogni tempo, da Piranesi a Füssli a Friedrich, solo per citare alcuni fra i più noti (si parva licet componere magnis). Le “rovine” di Doni si soffermano sul particolare  che le simboleggia, sulla crepa, sul sbocconcellatura, la sverniciatura la rottura, e sono sia quelle materiali, di costruzioni abbandonate, sia quelle dell’anima, le debolezze umane: è tutto quello, per Giacomo Doni, che la società contemporanea non fa vedere, coprendola dal bombardamento mediatico che ogni giorno ci assilla e ci fa dimenticare che le cose e le persone brutte, vecchie, tristi e povere sono parte del mondo.

Silvia Cortigiani